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Lampedusa, dramma dell’immigrazione

"Sono morti 13. Li abbiamo buttati in mare"

| publié le 31 juillet 2006 |

"Siamo partiti dalla Libia in 27. Durante il viaggio, 13 di noi sono morti. Siamo stati costretti a gettarli in mare". E’ il drammatico racconto fatto da alcuni dei 14 clandestini soccorsi ieri sera, a 130 miglia a Sud Est di Lampedusa, dalla nave "Sibilla" della Marina Militare

Erano alla deriva da venti giorni, senza acqua e cibo. Sette sopravvissuti sono ricoverati al "Civico" di Palermo in gravi condizioni ; due di loro sono in coma. Qualcuno ha detto che li credeva morti e stava per buttarli in acqua.

A dare l’allarme, nella notte, è stato il comandante di un peschereccio siciliano il "Pindaro", che per primo ha avvistato la piccola barca. La richiesta di soccorso è rimbalzata alla corvetta "Sibilla" che ha raggiunto la zona indicata dal pescatore e ha preso a bordo i 14 extracomunitari, tutti uomini, tra i 20 e i 30 anni.

"Sembravano fantasmi".

"Erano in condizioni pietose, ridotti a scheletri e con le labbra riarse dal sole e dalla salsedine. Quando li abbiamo soccorsi non si reggevano in piedi, sembravano fantasmi...". Il capitano di fregata Stefano Bricchi è il comandante della corvetta "Sibilla" ha soccorso centinaia di clandestini a largo di Lampedusa. Ma la scena a cui ha assistito ieri sera non potrà dimenticarla facilmente. "Abbiamo impiegato sette ore per raggiungere il punto indicato. Quei poveracci erano distesi sulla barca, privi di forza. Agitavano debolmente le mani e ci chiedevano aiuto. Sembravano fantasmi...".

"Non bevevano da giorni".

Dopo venti giorni in mare, sotto il sole, senza cibo né acqua, gli extracomunitari erano in condizioni pietose, erano disidratati e denutriti. Il medico di bordo, dopo aver prestato le prime cure, ha sollecitato l’invio di quattro elicotteri del 118 per trasferire gli immigrati all’ospedale di Palermo. "Hanno raccontato - dice il primario della Rianimazione Mario Re - di non aver mangiato e bevuto per giorni. Uno di loro tiene stretto e bacia il crocifisso e ripete di essere cristiano". Molti dei sopravvissuti sono eritrei, ma alcuni provengono dal Mali e c’è anche un egiziano. Sono cristiani, cristiani ortodossi e musulmani.

I mezzi dell’elisoccorso hanno fatto la spola per tutta la notte. Per primi sono stati trasferiti i più gravi, poi altri in condizioni di debilitazione meno pesanti. All’alba, il Sibilla ha ormeggiato nel porticciolo di Lampedusa con i sette migranti rimasti a bordo.

Viminale : "Servono inziative straordinarie".

All’indomani della proposta della Ue di pattugliare le coste del Mediterraneo, un’altra tragedia, l’ennesima, sulle rotte della speranza. "Ciò dimostra la necessità di iniziative straordinarie, in sede europea, per contrastare le azioni criminali delle organizzazioni che sfruttano le migrazioni illegali nel mediterraneo". Il Viminale ribadisce l’importanza dell’intesa raggiunta con il commissario europeo Franco Frattini, per un’urgente missione di pattugliamento congiunto, già a partire da agosto, nel Mediterraneo centrale, nonchè per le iniziative dirette a rafforzare il dialogo con la Libia, lo stato da cui salpano il maggior numero di boat people. "Il ministero dell’Interno - spiega l’ufficio di Giuliano Amato - sta facendo fronte all’aumento degli sbarchi con uno sforzo eccezionale della struttura di prima accoglienza di Lampedusa e con i successivi voli per dislocare gli immigrati negli altri centri della penisola".

Nuovi avvistamenti.

Intanto, un motopesca in navigazine nel Canale di Sicilia, ha avvistato un’altra barca con una ventina di immigranti a circa 35 miglia a sud di Pozzallo nel ragusano. L’uomo ha subito dato l’allarme alla sala operativa della Capitaneria di Catania e da Pozzallo è partita una motovedetta della Guardia costiera.

 

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