La Libia deporta gli eritrei di Misurata.

Ancora violenza e sistematiche violazione dei diritti umani realizzate anche grazie alle politiche dell’Italia

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La sistematica violazione dei diritti umani in Libia è così grave ed estesa che la prosecuzione degli attuali accordi italo-libici, specie per ciò che attiene alla collaborazione in materia di contrasto all’immigrazione, non può che configurarsi come inaccettabile complicità nella commissione di crimini da parte di un Paese quale l’Italia, tenuto al pieno rispetto dei diritti umani da vincoli costituzionali e da obblighi comunitari e internazionali .

L’ASGI esprime profonda preoccupazione per la notizia, confermata da fonti autorevoli in base alla quale a Misurata, in uno dei pochi centri di detenzione per migranti in Libia nei quali fino allo scorso mese aveva accesso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nella giornata di lunedì scorso si sono avviate le pratiche per la deportazione in Eritrea di centinaia di richiedenti asilo, compresi donne e minori. Ai rifugiati è stato chiesto persino di collaborare alle procedure di identificazione e al loro rifiuto è seguita una dura repressione, con gravi violenze sulle persone e dispersione dei rifugiati in varie strutture detentive.

Si tratta di eventi affatto inediti, bensì ampiamente attesi e prevedibili, che rappresentano una logica conseguenza della politica dei respingimenti collettivi, praticata dal governo italiano contro la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato e altri strumenti di diritto internazionale vincolanti ; avere, infatti, costretto nei centri di detenzione libici migliaia di persone che avrebbero diritto di entrare in Europa e di ottenere asilo non può che avere come diretta conseguenza, che con ciclicità il regime libico, uno degli stati più autoritari del mondo, si liberi dei rifugiati attraverso il loro rinvio forzato verso i paesi di origine.

Gli eventi che si stanno consumando non solo quindi solo eventi interni alla politica libica, ma sono conseguenza di accordi internazionali che hanno visto l’Italia in posizione preminente. Sussiste quindi una diretta e gravissima responsabilità diretta dell’Italia e dell’Unione Europea in relazione a quanto sta avvenendo.

In una risoluzione adottata il 17 giugno 2010 il Parlamento Europeo ricorda che, l’art. 19 paragrafo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione sancisce il divieto assoluto di espulsioni e respingimenti verso un paese nel quale esiste un serio rischio che i migranti che vi vengono ricondotti possano subire torture o trattamenti disumani e degradanti.

L’attuazione di accordi di collaborazione con la Libia che ignorano totalmente il problema del rispetto dei diritti umani dei migranti si pone quindi in insanabile contrasto con i principi fondamentali dell’Unione sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali.

Lamentando che la citata risoluzione del Parlamento europeo non abbia finora trovato nessun ascolto presso i Governi dei vari stati della UE, e specie presso il Governo più direttamente coinvolto, quello italiano, nonché presso la Commissione, l’ASGI chiede con forza che le autorità italiane ed europee intervengano con tempestività affinchè :

a) venga garantito il rispetto minimo dei diritti dei rifugiati presenti in Libia interrompendo immediatamente le deportazioni ;

b) gli stati confinanti, ed in primis il Sudan, non collaborino all’esecuzione di deportazioni che violano gravemente la legalità internazionale ;

c) che ogni accordo di collaborazione economico e sociale, già siglato ed ogni ipotesi di accordo futuro con la Libia sia subordinato a un progresso graduale ma sostanziale da parte della Libia stessa in relazione al rispetto delle convenzioni internazionali dei diritti umani ;
d) che la Libia provveda alla ratifica della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, riconoscendo altresì il ruolo internazionale dell’UNHCR in materia.

La sistematica violazione dei diritti umani in Libia è così grave ed estesa che la prosecuzione degli attuali accordi italo-libici, specie per ciò che attiene alla collaborazione in materia di contrasto all’immigrazione, non può che configurarsi come inaccettabile complicità nella commissione di crimini da parte di un Paese quale l’Italia, tenuto al pieno rispetto dei diritti umani da vincoli costituzionali e da obblighi comunitari e internazionali.

Associazione Per gli Studi Giuridici Immigrazione

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