Per la libertà di circolazione

Appello solenne

Per la libertà di circolazione

Questo 18 dicembre 2013, nell’ambito della giornata di azione globale per diritti dei migranti, la rete euro-africana Migreurop lancia un Appello solenne a favore della libertà di circolazione delle persone . Nel recensire gli ostacoli che le politiche migratorie impongono alla mobilità umana (politiche discriminatorie relative ai visti di ingresso, intercettazioni in mare, muri, accordi politici per la riamissione dei cittadini in situazione irregolare...), Migreurop ne ricorda le conseguenze drammatiche sul piano del rispetto dei diritti umani (detenzione prolungata, violazione del diritto d’asilo, mortalità migratoria...). Di fronte a queste osservazioni ed in nome del principio di eguaglianza - perché la libertà di circolazione esiste di fatto per una parte dei cittadini del mondo che possono agevolmente valicare le frontiere unicamente in virtù del luogo in cui hanno avuto la fortuna di nascere - Migreurop esige un cambio radicale delle politiche migratorie al fine di rendere possibile la libertà di andare e venire e di installazione per tutte e tutti, libertà che costituisce un corollario indispensabile della difesa dei diritti dei e delle migranti.

Contatti :
0033 (0) 1 53 27 87 81
contact@migreurop.org

Appello solenne

A favore della libertà di circolazione

Sin dalla sua creazione, la rete Migreurop cerca di attirare l’attenzione sugli effetti nefasti della politica di gestione delle frontiere dell’Unione Europea [1] (UE). La visione securitaria delle politiche migratorie, che si traduce in un’accresciuta militarizzazione della fortezza Europa, nella moltiplicazione delle intercettazioni marittime, o ancora nella chiusura dei canali di ingresso legale (si vedano gli ostacoli alla concessione di visti) è regolarmente denunciata [2] . Migreurop mette in luce la moltiplicazione dei controlli, che fanno ricorso a metodi sofisticati e costosi, come testimoniano la costruzione di nuovi muri e la creazione ed il rafforzamento dell’agenzia Frontex – vero braccio armato dell’Unione Europea.

Migreurop denuncia ugualmente il processo di esternalizzazione del controllo migratorio che obbliga i Paesi non membri dell’UE a riammettere chiunque sia stato cacciato da Paesi europei e che sia transitato sul loro territorio e a rinforzare il controllo e la repressione per impedire la partenza ed il transito dei/delle migranti. In questo modo, si moltiplicano gli accordi di riammissione, che puntano a facilitare le espulsioni e costituiscono una delle armi per impedire la mobilità dei/delle migranti a monte delle frontiere europee [3]. L’UE non esita a strumentalizzare l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo per fare pressione sugli Stati di transito e di origine, affinché accettino tali accordi. Attraverso questi dispositivi, l’Europa volta faccia al suo dovere di proteggere le persone che chiedono asilo ed ignora le violazioni dei diritti umani che ne conseguono.

Nel 2010 Migreurop ha preso posizione per la chiusura dei campi per stranieri/e, strumento privilegiato di gestione delle popolazioni migranti [4]. I/le migranti, detenuti/e o meno, sono considerati/e come dei/delle criminali e definiti/e illegali, per il solo motivo di non aver rispettato le regole imposte per il valico delle frontiere e il diritto di soggiorno. La trasgressione di queste regole – che sono talvolta contrarie al diritto internazionale – serve a giustificare politiche sempre più rigide di restrizione alla partenza e al ritorno, di cui ormai più nessuno può ignorare le conseguenze terribili : dal 1990, più di 20.000 persone sono morte o scomparse cercando di raggiungere l’Europa.

Attraverso le battaglie portate avanti da Migreurop, si mette in evidenza la scelleratezza delle limitazioni alla circolazione delle persone. Libertà che esiste per una parte dei/delle cittadini/e del mondo, che per la casualità del luogo di nascita, dispongono di un passaporto o ottengono senza difficoltà i visti che gli permettono di attraversare agevolmente le frontiere. Accettare che altri ne siano privati significa ratificare l’esistenza di un mondo a due velocità, carico di discriminazioni fondate su un rapporto di dominazione politico-economica dei Paesi detti industrializzati sugli altri. Significa anche ignorare l’esistenza dei diritti fondamentali, quali il diritto ad emigrare, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, o il principio di non respingimento consacrato dalla Convenzione di Ginevra del 1951.

Rivendicare, nel nome del principio di uguaglianza, la libertà di andare e venire, e quella di installazione per tutti e per tutte, costituisce il corollario indispensabile della difesa dei diritti dei/delle migranti. Per questo, in continuità con le sue attività e le sue battaglie, Migreurop chiede l’applicazione effettiva della libertà di circolazione, strumento di cambiamento sociale a profitto di un modello di società più giusto e più equo.